Risk management in sanità

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APPROFONDIMENTI della nostra redazione

Il privato non ha un interesse legittimo tutelabile avanti al giudice amministrativo verso gli atti con i quali l’amministrazione sanitaria organizza e attua internamente un’attività di prevenzione e gestione del rischio (risk management) per una maggiore implementazione, sul piano generale, dei livelli di assistenza e una miglior tutela della salute dei pazienti che si rivolgono al Ssn. Quindi il privato non può, nel richiedere l’accesso a tali atti, sindacare sul loro contenuto e cioè se l’amministrazione sanitaria, nell’attività di risk management, ha qualificato correttamente o meno l’evento come sentinella, quasi a voler ritenere che la sua azione annullatoria contro tale qualificazione costituisca un “monito” per il futuro.

L’anno appena trascorso ha confermato il trend di riduzione delle denunce per errori in sala parto. Una tendenza che riscontriamo ormai da cinque anni con l’Osservatorio Baby Case istituito in AmTrust Assicurazioni nel 2017.
Nel 2021 il numero degli incidenti occorsi durante il parto ha coperto l’1,67% del totale degli eventi denunciati, 0,65 casi ogni 1000 nascite. Rispetto al 2016 stiamo viaggiando su valori pressoché dimezzati. Un segnale positivo, risultato dell’azione di diversi fattori intervenuti negli ultimi anni.
In primo luogo, la riduzione di incidentalità è da ritenersi strettamente correlata a una maggior concentrazione dei punti nascita: i presidi in cui il personale medico e sanitario hanno la possibilità di intervenire e assistere ad un maggior numero di nascite permettono di sviluppare maggiori competenze e un efficientamento del percorso con il risvolto positivo di incorrere in una casistica di errori inferiore.
Stiamo inoltre assistendo ai primi effetti positivi delle recenti politiche di risk management integrate a livello nazionale in ospedali e cliniche che hanno instradato percorsi specifici volti a incrementare la sicurezza del parto in tutte le regioni italiane. L’introduzione di alcune normative ha richiesto un intervento di adeguamento sulle pratiche adottate nei reparti di ginecologia, dirottando quindi investimenti e risorse per aumentare le tecnologie a disposizione e le misure di controllo. Tra gli esami che oggi rendono più sicuro il parto c’è, ad esempio, il prelievo del sangue cordonale che è stato reso obbligatorio negli ultimi anni, che permette di monitorare lo stato di ossigenazione fetale.
Il tutto inserito nel contesto più ampio di una tendenza ampiamente nota di calo demografico, innescato a partire dal 2008 e che, come riportato dalle statistiche Istat nel 2021, ha visto la natalità scendere per la prima volta sotto le 400mila nascite.
Da un punto di vista di classificazione delle denunce a livello geografico nel 2021, lo studio di AmTrust ha rilevato il minor coinvolgimento assoluto delle strutture del Centro Italia, contrariamente a quanto emerso nelle edizioni precedenti, con circa 0,53 casi denunciati per singolo ospedale. Nel Sud Italia si sono riscontrati 0,82 eventi denunciati in media per ospedale, mentre il Nord con 0,67 casi presenta a sua volta un dato in miglioramento sull’anno precedente. In correlazione a queste evidenze, le elaborazioni effettuate da AmTrust Assicurazioni indicano una significativa riduzione del tasso di rischio degli ospedali per l’area del Centro Italia. Solo nell’ultimo anno, il tasso del 1,88 rilevato nel 2020 è sceso a 1,04.
L’Osservatorio Baby case di AmTrust è oggi uno strumento di analisi efficace per fotografare la situazione dei sinistri in sala parto in Italia e le possibilità di supporto agli ospedali nell’adozione delle misure più adeguate volte ad aumentare il livello di sicurezza per le pazienti e ridurre le incidentalità.
L’analisi è stata condotta su 1295 casi denunciati tra il 2010 e il 2021, accaduti all’interno di 175 ospedali pubblici e privati assicurati da AmTrust distribuiti sul territorio nazionale, a fronte di 1.646.530 nascite registrate.
L’allungamento dei tempi di chiusura delle pratiche ci pone dinnanzi ad oltre il 63% dei fascicoli che vengono chiusi entro tre anni dalla data di denuncia, mentre il 95% è chiuso in sette anni. Dei 1295 casi analizzati il 20% ha ottenuto un risarcimento economico mentre il 52% sono stati catalogati come sinistri senza seguito.
A completamento del quadro di analisi, le tipologie di strutture maggiormente interessate che si riconfermano essere, senza grandi variazioni, i policlinici universitari con 2,62 baby case denunciati all’anno per singolo ospedale. Seguono poi le strutture di primo livello con 0,81 casi e gli ospedali di secondo livello con 0,36. Più in generale solo il 4% delle denunce rilevate negli undici anni di analisi ha dato origine a richieste penali di risarcimento danni.

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