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Cassa depositi e prestiti. Profili giuridici. I rapporti con il MEF. Le proteiformi qualificazioni. Il «Patrimonio Rilancio»

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Diversi studi hanno approfondito l’origine e l’evoluzione storica di Cassa Depositi e Prestiti sin dalla sua costituzione e fino alla più recente trasformazione in società per azioni. Pochi sono stati quelli che ne hanno, invece, indagato i profili giuridici. L’assegnazione a Cassa Depositi e Prestiti di una pluralità di compiti prima sconosciuti, è andata di pari passo con l’intestazione allo Stato di funzioni, quali il finanziamento alle imprese, l’acquisto di partecipazioni in società, la prestazione di garanzie a favore delle imprese, la protezione delle imprese nazionali da investimenti esteri “predatori” in settori strategici e, per effetto della emergenza sanitaria, il salvataggio di imprese prossime alla crisi. La convivenza tra pubblico e privato all’interno di un ente societario tanto complesso ha determinato la necessità di attuare accorgimenti sul piano della governance societaria e di rendere compatibili differenti regimi, tenuto conto che la disciplina singolare ha attribuito al socio pubblico un potere di indirizzo, nonché ha sottoposto CDP al controllo dell’apposita Commissione parlamentare di vigilanza, della Corte dei conti e della Banca d’Italia. Ciò rende arduo ogni tentativo qualificatorio. Senza contare la (ulteriore) complicazione dovuta all’assunzione della posizione di holding e, all’indomani della crisi pandemica (e per fronteggiare le conseguenze economiche della stessa), di quella di soggetto gestore degli interventi del c.d. Patrimonio Rilancio. Insomma, Cassa Depositi e Prestiti è divenuta una società proteiforme, la cui fisionomia appare sempre mutevole, essendo sottoposta ad un continuo rimodellamento.

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