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Le piccole e medie imprese ed, in particolare, quelle di esse che si trovano nelle c.d. “fasi iniziali” di crescita della loro attività o nella successiva c.d. “fase di espansione” della stessa incontrano notoriamente rilevanti difficoltà nell’accedere ai tradizionali canali di finanziamento e nel dotarsi internamente di capitale proprio.
La Commissione Europea ha riconosciuto l’esistenza di un vero e proprio “fallimento” del mercato nel finanziare il debito e nell’investire nel capitale di rischio delle imprese che si trovano nelle fasi iniziali della propria esistenza societaria, le quali, ancorché dotate di un modello di business valido e di prospettive di crescita e di espansione, incontrano rilevanti difficoltà nel reperire i capitali necessari per finanziare i propri progetti imprenditoriali.
Più in generale, la sopracitata istituzione ha riscontrato l’esistenza, nei riguardi delle “piccole e medie imprese” (“PMI”), di una corrispondenza imperfetta tra la domanda e l’offerta di capitali che è principalmente imputabile ad una asimmetria di informazioni in tema di valutazione dell’affidabilità creditizia delle PMI e della solidità dei relativi piani aziendali, ovvero alla diffusa incapacità delle stesse nel condividere le informazioni sulla qualità dei loro progetti. Detta circostanza rende difficile valutare il profilo di rischio delle PMI e la capacità delle stesse di generare rendimenti adeguati al rischio, impedendo così all’offerta di soddisfare la domanda ad un “prezzo” accettabile per entrambe le parti.
Altre concause del “fallimento del mercato” sono poi individuabili  sul lato dell’offerta, nella minore attrattività delle operazioni di entità esigua e/o in imprese giovani e/o in imprese operanti in settori economici nuovi, siccome caratterizzate da più elevati costi di valutazione dell’investimento e, più in generale, di transazione, e sul lato della domanda, tanto nella mancanza di garanzie e di antecedenti solidi in materia di prestiti, quanto nella modesta attitudine delle PMI a considerare l’investimento esterno in capitale “proprio” come strumento idoneo a fronteggiare la mancanza di capitale interno.